Cucchi, il carabiniere confessa e accusa colleghi del pestaggio

Il carabiniere Francesco Tedesco, coinvolto nel caso dell’omicidio di Stefano Cucchi, ha confessato di aver pestato il 33enne morto giorni dopo l’arresto all’ospedale Pertini e ha chiamato in causa in questa storia anche i suoi colleghi dell’Arma Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.

Tedesco, quidi, tira in ballo per la prima volta due suoi colleghi. La notizia la dà nel corso dell’udienza il pm Giovanni Musarò che, davanti alla prima Corte d’Assise, rivela come, il 20 giugno scorso, Francesco Tedesco abbia presentato una denuncia in procura sulla vicenda, a seguito della quale, tra luglio e ottobre è stato sentito tre volte dai magistrati.

Da luglio a ottobre, quindi, ci sarebbero tre deposizioni rese al pm Francesco Musarò dal Tedesco. Il carabinieri, nel corso delle sue deposizioni, avrebbe parlato anche di una nota di servizio da lui scritta su quanto accaduto a Stefano Cucchi e poi inviata alla stazione Appia dei carabinieri ma che successivamente sarebbe sparita.

Durante gli interrogatori, spiega in udienza il pm Giovanni Musarò, Tedesco ha chiamato in causa tutte le persone imputate nel processo: “Secondo quanto messo a verbale da Tedesco, Roberto Mandolini sapeva fin dall’inizio quanto accaduto – dice il pm – Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro furono gli autori del pestaggio su Cucchi e Vincenzo Nicolardi, quando testimoniò nel primo processo, mentì perché sapeva tutto e ne aveva parlato in precedenza con lui”.

Stefano Cucchi, era stato arrestato il 16 ottobre del 2009 e 6 giorni dopo era deceduto nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini per le gravi lesioni riportate. Immediatamente, era stata aperta un’inchiesta e per i tre militari che lo arrestarono l’accusa contestata dalla procura era quella di omicidio preterintenzionale, mentre altri due appartenenti all’Arma sono accusati di calunnia e falso.

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