Ci mancava solo questa: arriva la sentenza che impedisce l’espulsione dei clandestini

Lo ha deciso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea prendendo come spunto il caso di un iracheno che dalla Germania era fuggito in Francia
Una persona che abbia fatta richiesta di asilo in uno Stato dell’UE e che si rechi poi in un altro Stato dell’Unione Europea non può essere rimandata indietro senza che il primo Paese, quello da cui proviene, abbia dato il suo ok, in modo implicito o esplicito, a riprenderselo in carico.
Lo stabilisce una sentenza della Corte di Giustizia europea, originata dalla vicenda di un cittadino iracheno che, dopo aver fatto domanda di protezione internazionale in Germania, si è recato in Francia dove è stato fermato. Le autorità francesi hanno chiesto alle autorità tedesche di riprendere in carico l’uomo e lo hanno rispedito in Germania il giorno stesso.

L’uomo ha impugnato la decisione, sostenendo che tale scelta violi il regolamento Dublino III e la Corte di Giustizia, con la sua sentenza, dichiara che da tale regolamento emerge con chiarezza che una decisione di trasferimento può essere adottata e notificata all’interessato solo dopo, non prima, che lo Stato membro richiesto abbia, implicitamente o esplicitamente, accettato di riprendere in carico la persona in questione.

ilpopulista.it

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