Governo: c’è Francoforte dietro lo stop a Savona?

L’Italia ha vissuto un’empasse mai visto nella storia recente della Repubblica, uno stallo inedito che ha coinvolto i vertici istituzionali italiani ed europei, Roma e Bruxelles, Parigi e Berlino, tutto per un solo uomo: Paolo Savona. Sono state ore cruciali che potevano precedere la nascita di un nuovo governo oppure la corsa verso elezioni anticipate: tertium non datur, stante il fatto che il ‘governo neutrale’ caro al Presidente Mattarella difficilmente avrebbe i numeri per essere varato, scrive La Verità. Cottarelli potrà essere solo un “governo elettorale”.

Ma facciamo un passo indietro: «Spero e penso che il Presidente Mattarella sia all’oscuro di quanto affermato da ambienti a lui vicini». Così scriveva Paolo Savona in una lettera inviata nei giorni scorsi al Sole 24 ore, scritta per spiegare i motivi delle dimissioni dalla presidenza del fondo Euklid. Il professore ha usato grande abilità dialettica per criticare, seppur indirettamente, il comportamento del Quirinale. Il professore cagliaritano infatti distingue tra il presidente della Repubblica e gli «ambienti a lui vicini», come se il Presidente della Repubblica si appoggiasse a posizioni politico-istituzionali non sue.

Chi sarebbero dunque quegli ambienti vicini al Presidente Mattarella che avrebbero posto il veto su Paolo Savona? Si tratta dei consiglieri del Colle? E perchè? C’entrano forse le posizioni politiche antieuro ed antitedesche del professore sardo oppure c’è di più?

Insomma, chi ha suggerito al Capo dello Stato di bloccare la nomina di Paolo Savona? Questo è il punto. Ebbene, ambienti istituzionali di altissimo livello puntano il dito in direzione Germania ma non Berlino bensì Francoforte, sede della Bce. Già, la Bce dell’italianissimo e potentissimo Mario Draghi.

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