Le polemiche di Oettinger contro L’Italia e gli Italiani!

Guenther Oettinger è il kaiser delle gaffe, delle polemiche e delle uscite a gamba tesa.

La dichiarazione sui “mercati che insegneranno agli italiani come votare” è solo l’ultima di una serie di boutade o di frasi che hanno scatenato la bufera. Nel 2003 definì Bulgaria, Romania e Italia “intrinsecamente ingovernabili”.

Nel 2007, quando era presidente del governo regionale in Baden Wuerttemberg, Oettinger venne accusato di filonazismo perché durante l’orazione funebre per Hans Filbinger, che fu giudice militare durante il Reich, non ricordò in alcun modo la attività da questi avuta sotto il regime di Hitler. Si mosse persino la Merkel che biasimò il suo collega di partito costringendolo alle scuse. Nel 2010 Oettinger finì poi sotto accusa a Bruxelles per la sua partecipazione a un think tank noto per posizioni antisemite.

Nel 2011 disse alla Bild che le bandiere dei paesi sotto procedura per deficit eccessivo, tra cui l’Italia, avrebbero dovuto essere esposte a mezz’asta davanti alle sedi delle istituzioni europee. “Questa sarebbe certamente una misura simbolica, ma avrebbe un effetto dissuasivo”, affermò il tedesco, proponendo inoltre che questi paesi rinunciassero temporaneamente alla loro sovranità in materia di bilancio per trasferirla all’Unione europea. “La misura sarebbe una vera provocazione per ciascuno di questi governi e frenerebbe tutti i paesi che si indebitano troppo”, motivò il commissario Ue. Una sorta di gogna insomma, che scatenò un putiferio generale e che terminò con una telefonata di fuoco di Jean Claude Juncker e con le scuse di Oettinger.

Nello stesso anno, Oettinger criticò duramente il governo italiano per come aveva gestito la crisi del debito nazionale. ”L’Italia ha reagito miseramente alla crisi”, aveva detto Oettinger. Che poi aveva aggiunto: “Approvando e poi modificando la manovra aggiuntiva, dopo le proteste, il governo Berlusconi ha agito in maniera irresponsabile”.

Le ingerenze nei confronti di altri paesi hanno preso di mira anche la Grecia e persino la Francia.

“L’Euro adesso è ancora più a rischio. Il premier Giorgos Papandreou ha messo la moneta unica in una situazione di pericolo ancora più grande. Se i greci voteranno no le conseguenze saranno imprevedibili. I membri più deboli dell’Unione europea sono tenuti alla chiarezza e fiducia”, disse nel 2011. Nel 2014 invece attaccò la Francia accusandola di essere “un paese recidivo” sul deficit, un paese che andrebbe trattato “con rigore”. Due anni dopo scoppiò la bufera con Varsavia. L’allora commissario Ue al digitale Oettinger annunciò di voler proporre alla Commissione europea di mettere la Polonia “sotto sorveglianza” dopo la nuova legge approvata a fine 2015 dal parlamento che dava il controllo al governo delle stazioni radiotelevisive pubbliche.

Un altro caos avvenne a causa delle dichiarazioni sulla Vallonia, definita “una minuscola regione governata da un pugno di comunisti che blocca l’Europa”, sui membri della delegazione cinese in visita alle istituzioni Ue, apostrofati come “quelli con gli occhi a mandorla” e sulle nozze tra omosessuali.

Nel novero delle polemiche poi va inserita anche quella per aver usato l’aereo privato dell’uomo d’affari tedesco Klaus Mangold per volare da Bruxelles a Budapest, dove era atteso per cena dal premier ungherese Viktor Orban; quella di essere finito tra le carte di una inchiesta contro la mafia perché conosceva uno degli arrestati nell’ambito dell’Operazione Stige e infine quella di aver avuto la patente di guida ritirata nel 1991, quando aveva 38 anni, dopo essere stato trovato al volante con più alcol nel sangue di quanto permettono le leggi tedesche.

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