ULTIM’ORA: Di Maio resta in corsa per il ruolo di premier. Salvini punta sul Viminale

 

Matteo Salvini si dice «stanchissimo». Ma il tono è quello di chi esulta: «È stata una giornata molto, molto positiva. Ormai abbiamo tutto, manca una cosa soltanto». E cioé, il nome del premier, che con ogni probabilità sarà indicato dai 5 stelle. Il segretario leghista ne è convinto: «Domani si chiude». Il che significa questa mattina, quando tornerà a incontrare a Roma Luigi Di Maio: nel pomeriggio sarà infatti ad Aosta — dove il capo stellato arriverà venerdì — in vista delle elezioni di domenica.

I leghisti hanno atteso disciplinatamente al gruppo della Camera il rientro annunciato del loro segretario. Che però non avviene. Salvini invece ha visto a lungo Luigi Di Maio (che, nonostante le smentite, continua a ritenersi in corsa per la premiership), e soprattutto ha incontrato diverse personalità esterne ai due partiti che potrebbero far parte della squadra legastellata: «La cosa bella è che hanno accettato». Il contratto «per il Governo del cambiamento» è di 39 pagine e di 22 punti, ma Di Maio e il segretario leghista neppure lo hanno visto: gli sherpa di Lega e M5S, stremati, hanno concluso il loro lavoro intorno alle 19, come da orario apposto sul documento. Ma a quell’ora i due leader sono già irreperibili da molto tempo. E così, con il buio già calato da tempo, i deputati leghisti si avviano fuori da Montecitorio. Prima, chiamano Giancarlo Giorgetti, loro capogruppo e vice di Salvini. Ma anche con lui, il telefono suona a vuoto.
La mattinata era iniziata con una formula di governo di questo genere: presidente del Consiglio uno stellato da individuare, ma non Luigi Di Maio. «Su questo — racconta più di un leghista — abbiamo fatto sbarramento». Matteo Salvini è indicato per il ministero dell’Interno: «Tocca a noi per fare rimpatri ed espulsioni», dice. I leghisti dovrebbero guidare l’Agricoltura, lo Sviluppo economico e forse la Sanità. Di Maio potrebbe essere al ministero al Lavoro, reso sostanzioso come mai in passato per il fatto che conterrà il pilastro del programma stellato, il reddito di cittadinanza, dal costo di 17 miliardi all’anno. Al M5S andrebbero anche la Cultura e non si capisce bene se anche la Difesa. Che è casella che rimane un po’ in ombra nella speranza leghista che possa andare a Giorgia Meloni se i FdI scegliessero di sostenere il governo legastellato. E l’Economia? L’uomo dei numeri potrebbe essere un esterno ai partiti. Magari una figura d’area che possa incontrare l’approvazione se non la soddisfazione di Mattarella. E lo stesso vale per il ministro degli Esteri: la silhouette della figura cercata è sovrapponibile a quella di Giampiero Massolo, già Segretario generale della Farnesina oltre che direttore del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza (Dis). Restano da mettere «in nero» i punti del contratto ancora «in rosso» e dunque «necessitano di un vaglio politico primario»: «Passerò la notte a leggere il documento» garantisce Salvini. Prima di partire per Aosta e poi, domani, per Monza. In visita a Sergio Bramini, imprenditore fallito a causa dei debiti accumulati dalla pubblica amministrazione nei suoi confronti. Mentre il weekend sarà nei gazebo per la consultazione sul «contratto» di governo.
Fonte: https://milano.corriere.it

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