Belgio, leader del partito islamico vuole separare uomini e donne sui bus, ma il Belgio non è l’Italia: licenziato, ed ora rischia il bando

 

BELGIO – Il potenziale terrorista islamico, Redouane Ahrouch, leader del partito islamico pro-sharia e consigliere, ha chiesto di separare uomini e donne sugli autobus, per mantenere fede alle follie scritte su Corano. L’uomo è già stato licenziato dall’azienda pubblica di trasporti dove fa il conducente per le sue posizioni estremiste. Ora rischia che il suo partito semi-terrorista venga messo al bando.

Uomini e donne separati sul bus. Non nella Mosul capitale dello Stato Islamico, ma nelle città del cattolicissimo ed europeissimo Belgio. O almeno nel Belgio sognato da Redouane Ahrouch, consigliere comunale ad Anderlecht per il partito pro-sharia “Islam”.

Ahrouch, che nella vita fa il conducente di autobus per l’azienda dei trasporti municipali, ha lanciato una proposta destinata a scatenare un putiferio. “Le donne dovrebbero stare dietro e gli uomini d’avanti, ma non per una questione di segregazione, ma bensì di sicurezza, perché molti uomini approfittano della situazione – ha spiegato l’uomo alla testata Rtbf – Sono le donne stesse che lo chiedono”.

Parole inaccettabili, che hanno spinto la società di trasporti “Stib” a licenziare in troncoAhrouch: le sue idee sono “contrarie ai valori dell’impresa”. Il dipendente però non ha preso bene la decisione dell’azienda e così ha annunciato la propria intenzione di presentare ricorso contro il licenziamento.

Il partito “Islam” ha l’esplicito obiettivo di introdurre la sharia, ossia la legge islamica, in Belgio, sia pure in una versione “occidentale, più orientata verso i problemi socio economici e familiari”. E’ già riuscito a far eleggere due consiglieri comunali in altrettante municipalità della regione di Bruxelles e nella zona della capitale, ad alta densità di islamici, veleggia intorno a percentuali prossime al 2%.

Le proposte, spesso clamorose, dei suoi esponenti, non mancano mai di fare discutere e nell’opinione pubblica ritorna ciclicamente il dibattito sulla necessità di metterlo al bando

con fonte Il Giornale

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