“In che cosa siamo i campioni mondiali”. Feltri tombale: perché l’Italia è un Paese ricco e già morto

 

Il pezzo di Paola Tommasi e, soprattutto, i dati ufficiali in esso contenuti ci chiariscono le idee sulla presunta povertà dell’ Italia. Non è vero che siamo alla canna del gas, al contrario il nostro è uno dei Paesi più ricchi del mondo. Peccato che non ce ne accorgiamo perché ci descriviamo quali straccioni afflitti dalla disoccupazione e da mille altri problemi suscettibili di essere risolti in un baleno.
I numeri della nostra economia, anche domestica, sono invidiabili. I risparmi privati sono mostruosamente alti e dimostrano che i connazionali sono autentiche formichine: chi lavora accantona denaro, magari per lasciarlo ai figli bamboccioni. Nell’ 80 per cento e oltre dei casi è proprietario dell’ alloggio in cui abita. E questo è un primato difficilmente eguagliabile da altri popoli. Quanto alla finanza, le cose vanno ancora meglio: quasi 3mila miliardi (più del debito pubblico) sono quattrini dei cittadini investiti oculatamente.
Indubbiamente gli indigenti esistono, e anche i clochard, che costituiscono un fenomeno diffuso ed evidente dappertutto. Gli Usa sono pieni di barboni. Tuttavia ciò non deve ingannarci. Il Paese è florido ma incline a piangersi addosso. Vorremmo che il welfare ci garantisse assistenza e previdenza gratis. Anche i signori pretendono di essere curati e di ritirare le medicine in farmacia senza sborsare un euro. C’ è gente che va allo stadio e ai concerti sprecando somme ragguardevoli, però se ha bisogno di una scatola di supposte non le paga. Poi continuiamo a dire che lo Stato è assente, mentre versa pensioni a raffica e a chiunque: anche a coloro (il 50 per cento) i quali non hanno mai versato un centesimo all’ Inps. Distribuiamo assegni a ciechi che guidano la Bmw e a invalidi che partecipano con successo a gare atletiche.
Siamo campioni iridati di assenteismo, i fannulloni incalliti abbondano nell’ impiego pubblico. Questa massa impressionante di parassiti campa di sfroso alle spalle della minoranza (esigua) dei contribuenti onesti. Il cespite fiscale, nonostante il monte di milioni accumulati da noi nelle banche, è sproporzionato per difetto alle denunce dei redditi presentate. Basti pensare che solo una quota di esse, circa 300.000, supera il tetto di 200.000 euro. Date un’ occhiata alle automobili che circolano, Mercedes, Audi e Porsche e capirete che i conti non tornano. Anneghiamo in un fiume di denaro non tassato al Nord e, in particolare, al Sud. Ma l’ Agenzia delle entrate seguita a tallonare i fessi che sganciano e trascura di perseguire chi non molla una monetina.
Ovvio che manchino le risorse allo scopo di soddisfare i lazzaroni che votano 5 Stelle per essere alimentati con le palanche del reddito di cittadinanza.

di Vittorio Feltri

 

liberoquotidiano.it

Potrebbero interessarti anche...