Fico è peggio della Boldrini. La sua frase sui “poveri”: più a sinistra dei comunisti

 

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Che Fico, abbiamo un Boldrino. Non che si sentisse la manca di un/una presidente/presidenta della Camera di sinistra con la fregola di dire al parlamento e al governo ciò che devono fare, ma è giusto dare ragione alle femministe quando ce l’ hanno: i maschietti non sono migliori delle femminucce. Laura non c’ è, sta tra i quattordici peones di Liberi e uguali rinchiusi nel Cie di Montecitorio chiamato Gruppo misto, però il compagno pentastellato che ha preso il suo posto si sta impegnando per non farla rimpiangere. 

Ieri Roberto Fico da Fuorigrotta, 44 anni e terza carica dello Stato, ha detto due cose. La prima è una banalità: «I gruppi parlamentari devono dialogare fino in fondo» per dare vita a una maggioranza che governi il Paese. E grazie, che altro poteva dire? Che i partiti devono pensare ai cavoli loro e fregarsene delle indicazioni di Sergio Mattarella, come già stanno facendo? La seconda cosa invece è interessante, perché riguarda gli obiettivi che dovrebbe avere il nuovo esecutivo secondo il suo molto istituzionale parere: «Dalla lotta alla povertà alla corruzione, fino all’ obiettivo di annullare gli incidenti sul lavoro».
Il coro degli agiografi di Palazzo, ovviamente, si è concentrato sulla prima parte dell’ alto messaggio, quella col vuoto pneumatico dentro. Silenzio sul resto. Eppure, messi lì da soli senza null’ altro attorno, quei tre obiettivi, tanto nobili quanto ovvi, hanno un loro senso politico: sono il minimo comune denominatore per un «governo del cambiamento» Cinque Stelle-Pd benedetto dalla Cgil.

Cosa manca? Tutto il resto, caro presidente dell’ aula di Montecitorio che domenica 8 aprile, due giorni fa, aveva detto «non sarò mai un presidente di parte», «ho il dovere di rappresentare tutte le forze politiche» e cose altrettanto mirabili. La prima? Non ha fatto alcun accenno alla sicurezza e al controllo dell’ immigrazione, due questioni che magari per lui non sono legate, ma nei fatti e per la gran parte degli italiani lo sono eccome. È un caso che questa amnesia venga dall’ uomo che lo scorso 15 gennaio, già Boldrino ante litteram, aveva detto «i migranti sono una risorsa»?
Uhm, forse no.

E perché il prossimo governo non dovrebbe avere in cima alle priorità la riduzione della pressione fiscale, visto che quella italiana è ai massimi livelli mondiali e riduce i «cittadini» al rango di servi dello Stato, fa scappare le imprese e distrugge posti di lavoro? Il taglio delle tasse non è un’ emergenza su cui le forze politiche debbano trovare un accordo? E la denatalità, gli italiani che gareggiano con giapponesi e russi a chi fa meno figli preparando così il grande ospizio, anzi il grande «hospice» di domani, dove decine di milioni di anziani saranno puliti e imboccati da milioni di infermieri africani e sudamericani, non è un problemino per il quale ministri e deputati farebbero bene a scomodarsi adesso? A quanto pare no, per il cittadino-compagno-presidente della Camera.

Argomenti come immigrazione, sicurezza, tasse e figli puzzano troppo di destra, per lui. Portato sullo scranno da un accordo del suo partito con Lega, Forza Italia e Fdi, Roberto il Fico già guarda alla sinistra da cui proviene e spera in un governo con la stella a cinque punte su sfondo rosso, icona che ha una lunga e fallimentare storia alle spalle ed è simbolo di restaurazione, altro che «cambiamento».

di Fausto Carioti

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