Giornali e tv stanno censurando la notizia ma se gli italiani lo scoprono scenderanno in piazza compatti.

 

La rivoluzione è iniziata.
Il M5S ha ottenuto l’elezione di Roberto Fico a presidente della Camera dei Deputati e ora tante cose cambieranno, e alcune sono già cambiate.
Il primo atto di Fico è stato quello di rinunciare “totalmente e con effetto immediato all’indennità di carica” che gli spetterebbe come presidente della Camera, ovvero uno stipendio aggiuntivo di 4.668,45 euro.
Un primo gesto, ha scritto su Facebook il neoeletto presidente della Camera, “per rafforzare il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini”, così come il secondo gesto, quello di recarsi al lavoro in autobus, cosa che Fico era solito fare anche durante la precedente legislatura.
I gesti dell’esponente pentastellato, tuttavia, hanno suscitato la polemica dei (fake news) media e della vecchia politica, che, avvezza alle auto blu, non ha sopportato la vista di un parlamentare che prende il bus in mezzo ai comuni mortali.
E così il Sistema ha sfornato una vergognosa fake news per denigrare Fico e i 5 Stelle.
La piddina Alessia Morani ha scritto su Twitter:
“Una domanda per il Presidente #Fico: se non ha cambiato abitudini e ha continuato a venire a Montecitorio con l’autobus, in questi 5 anni come ha fatto a spendere 15.180,60 euro di taxi e solo 314 di bus e Metro? Ci potrebbe spiegare? Grazie”
La solita figuraccia piddina. Perché se si dividono 15mila euro per cinque anni si scopre che Fico in media ha speso circa 8 euro al giorno per i taxi.
La verità è che Fico solo lo scorso anno aveva diritto a 15mila euro di spese per il taxi all’anno e ne ha speso soltanto 2mila. “Se avesse girato ogni giorno in taxi Fico avrebbe speso 25mila euro”, osserva il giornalista Franco Bechis nel video che potete vedere sotto. E spiega: “Ha voluto dare un segnale per dire ‘cerchiamo di rendere un pochino più normali queste autorità’.”

 

Quis custodiet ipsos custodes? – L’AGI dà l’OK alla fake news di Andrea Romano su Rousseau (e poi chiede scusa)

In un articolo pubblicato il 26 marzo scorso su Democratica, il giornale piddino che ha sostituito la defunta “Unità”, Andrea Romano ha scritto che dalla Camera dei deputati “ogni mese arriveranno nelle casse (private) di Davide Casaleggio 67.800 euro: che equivalgono a 813.600 euro l’anno e, nel caso in cui la XVIII abbia di fronte a sé cinque anni, a poco più di quattro milioni di euro”.
Il M5S ha replicato con un post in cui definisce “falsità clamorose” le dichiarazioni di Romano. Ma ancora più clamoroso, hanno aggiunto, è il fact checking dell’AGI, l’agenzia di stampa controllata dall’ENI.
Il fact checking dell’AGI è stato realizzato da Pagella Politica (la startup che combatte le fake news in collaborazione con Facebook). In un articolo intitolato “Quanti soldi arrivanno alla Casaleggio associati dai parlamentari M5S?” il loro fact checking ha dato “sostanzialmente ragione” al detective Romano, sostenendo che Davide Casaleggio è il titolare dell’Associazione Rousseau. Però, precisano, parlare di casse “private” di Casaleggio è una forzatura.
Tuttavia l’AGI non risponde alla domanda posta nel titolo dell’articolo, ovvero quanti soldi passano dai parlamentari 5 Stelle alla Casaleggio Associati, l’azienda privata di Davide Casaleggio.
Ve lo sveliamo noi, visto che nessuno l’ha voluto dire: ZERO.
L’AGI ha poi chiesto scusa per l’errore ai lettori e al M5S aggiungendo in calce all’articolo quanto segue:
«Prendiamo atto della replica di M5s che conferma molte delle cose contenute nel factchecking di AGI/Pagella Politica. In particolare, dove si dice che: “Davide Casaleggio è il titolare dell’Associazione Rousseau, proprietaria della piattaforma Rousseau, che da statuto del M5S è lo strumento con cui si consultano gli iscritti. In base al regolamento accettato dai candidati del Movimento, una volta eletti deputati e senatori devono versare 300 euro al mese per il mantenimento di Rousseau”.
Su un altro punto però il testo presta il fianco alle critiche del M5s laddove, citando una inchiesta del Foglio, asserisce che ci sarebbe una sostanziale coincidenza fra la Casaleggio Associati srl, di cui Davide Casaleggio è amministratore, e l’associazione Rousseau di cui Davide Casaleggio è presidente senza alcun compenso. È quindi scorretto asserire che “ogni mese arriveranno [dalla Camera dei deputati, ndr.] nelle casse (private) di Davide Casaleggio 67.800 euro: che equivalgono a 813.600 euro l’anno e, nel caso in cui la XVIII legislatura abbia di fronte a sé cinque anni, a poco più di quattro milioni di euro”. Le cifre sono corrette, ma le casse non sono private: non sono quella della srl, ma di una associazione senza scopo di lucro e il fatto che ci sia una coincidenza fra l’amministratore della prima e il presidente (nonché tesoriere) della seconda non ci consente di parlare di “casse private”. Ci scusiamo per l’errore con i lettori e il M5s.»
Ammettere l’errore è un segnale di serietà da parte dell’AGI ed è doveroso aggiungere che questo avviene raramente da parte dei media.
Il problema però è un altro: questo episodio mette in dubbio l’affidabilità del fact checking.
I sorveglianti del web, gli stessi che per conto di Facebook segnalano quali notizie sono fake e quali non lo sono, hanno sbagliato, favorendo in questo caso una determinata forza politica nonostante avesse diffuso una falsa notizia sui propri avversari.
Eppure, visto che il fact checking è (in teoria) una verifica dei fatti imparziale e super partes, dovrebbe essere infallibile.
E allora la domanda é: “Quis custodiet ipsos custodes?” Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?
Per ora ci pensiamo noi.

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