“Italia paese morto, vi dico qual è il nostro problema”. Piero Angela brutale, il suo primo discorso politico

 

“Ogni giorno scompare qualcosa. Ci impoveriamo. E gli italiani sono assuefatti al degrado. Non vedono via d’uscita. Sono arrabbiati. Nutrono rancore. Sono stanchi di un paese fermo”. Così parla Piero Angela, riferendosi all’attuale situazione italiana, frutto di una politica allo sbando e di cittadini che però non sono privi di colpe: “Quando ero bambino, non mi hanno mai detto che ero titolare di diritti. Avevo molti doveri, se li rispettavo venivo premiato, altrimenti venivo punito. In Italia oggi tutti vogliono tutto. Nessuno è più educato a pensare che per avere qualcosa prima deve essere disposto a offrire qualcos’altro in cambio. – Angela prosegue, rincarando la dose, – il problema dell’Italia è un problema morale, che non si può risolvere in cinque minuti. Ogni giorno leggiamo di casi di corruzione.

Non sono solo politici, palazzinari, delinquenti: sono anche avvocati, giudici, uomini della guardia di finanza, dipendenti pubblici che truffano lo stato per cui lavorano. Non ci sono punizioni per chi sbaglia e non ci sono premi per chi merita. Un paese così non può funzionare. È un paese morto”. Nella carriera di Piero Angela sono state molte le accuse di raccomandazione, uno dei (tanti) mali italiani, nei confronti del figlio, Alberto, ma vengano rimandate al mittente: “Alberto si è laureato con 110 e lode. Ha studiato ad Harvard, alla Columbia, a Berkley, in Francia. Ha fatto ricerca sul campo, scrive libri di successo e viene giudicato dai risultati che ottiene. Dovrebbe essere così anche altrove”.

 

Se la politica possa fare qualcosa o meno in merito a questo, Angela è chiaro: “In tutta la storia dell’umanità, la politica non ha mai creato ricchezza. Sono l’innovazione, la ricerca, la competenza, il talento, la creatività, l’istruzione che creano il valore aggiunto. L’Italia non lo fa da quindici anni. Il nostro sistema è congegnato per bloccare le energie produttive – continua lo studioso, – Servirebbe un uomo di prestigio, capace di trovare il consenso per fare le cose che non sono mai state fatte. L’uomo forte da noi evoca una brutta esperienza. Sarebbe meglio un sistema che assicuri un governo stabile”.

 

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