ROSARNO: DISOCCUPATI OCCUPANO CASE NUOVE DESTINATE AD AFRICANI(CONDIVIDI SE PENSI ABBIANO FATTO BENE)

 

A Rosarno spesi 1,5 milioni per una foresteria con 60 posti letto. Dovrebbero essere ospitati i migranti. Gli italiani la occupano: “Hanno più rispetto per i cani che per noi cristiani”

A Rosarno è in atto una vera e propria guerra fra poveri. Dodici famiglie italiane stanno lottando strenuamente, dall’alba di ieri, per poter ottenere un alloggio che, altrimenti, sarebbe destinato agli immigrati.

 

Si tratta di diverse unità abitative, in verità non ancora collaudate e, dunque, non abitabili, ma solo perché l’azienda costruttrice è stata fermata da una interdittiva antimafia. La struttura, non ancora ultimata, è stata costruita su un terreno confiscato alla ‘ndrangheta. Sarebbe dovuto sorgere un centro di formazione al lavoro per migranti con una foresteria di sessanta posti letto. I soldi spesi? circa un milione e mezzo di euro.

I cittadini rosarnesi, senza reddito e senza speranza – alcuni, per altro, con disagio psicofisico, alcune donne incinte, altri sono genitori di figli minorenni – sono spaventati dall’arrivo del freddo dell’inverno e disperati per la mancanza di un tetto sicuro. E hanno pensato di occupare lo stabile. “Lo stavano vandalizzando, svuotando di ogni arredo. Si sarebbero staccati anche i gabinetti. Noi, invece, sapremo prendercene cura”. Lo dice Domenico, un giovanissimo padre di famiglia senza lavoro e senza casa (guarda il video). La disperazione è tanta. E anche la delusione.”Tutti aiutano gli immigrati, a noi non pensa più nessuno. Siamo più abbandonati degli ultimi della terra. Hanno più rispetto per i cani che per noi cristiani”. Dice la signora Maria, con quattro figli malati e gli occhi pieni di lacrime e rabbia. “Neanche il sindaco ci è vicino: dice che non rischia il carcere per noi. Come se noi fossimo dei delinquenti”.

La verità vera e che a Rosarno è da troppo tempo che manca il lavoro regolare e che la presenza degli immigrati, clandestini e non, è aumentata a dismisura. Il territorio ne riceve più di quanti ne possa accogliere. Le istituzioni dovrebbero rispondere con una maggiore solerzia. Ed attenzione. Prima che sia troppo tardi.

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