In Italia serve il lavoro non il sussidio. Parola di Siri

 

“Se tu paghi la gente che non lavora e la tassi quando lavora, non essere sorpreso se produci disoccupazione.” Lo diceva il padre della Flat Tax negli anni ’50, l’economista USA Milton Friedman, molto prima che Beppe Grillo fondasse un movimento incentrato sul sussidio di Stato e che rispecchia il modello cubano della porzione mensile di riso bianco.

Già, perché l’utopia di pagare le persone stando a casa, è la benzina migliore per il motore della recessione, una inversione a U rispetto al benessere Occidentale che finirebbe per allettare il genocidio di mercato.

In fondo la “decrescita felice” è sempre stata pane per il M5S, ovvero quella specie di bengodi che dovrebbe stagliarsi all’orizzonte nel momento in cui saremo tutti più poveri e meno consumisti. Tolto che è tecnicamente impossibile un reddito universale, non potendo reperire le risorse sufficienti, (in virtù del fatto che non abbiamo più un Banca Centrale che stampi moneta ed hanno – i grillini –  pure spuntato gli artigli su questa battaglia), sarebbe un grosso errore sotto tutti i punti di vista.

Ce lo spiega bene Armando Siri, ideologo della Tassa Piatta al 15% e neo Senatore della Lega: “Negli ultimi cinque anni abbiamo speso 200 miliardi di euro addossati alla fiscalità generale per pagare una serie di forme di assistenza, sono stati presi dei provvedimenti per aiutare chi è in difficoltà. il punto è il principio, perché un conto è aiutare chi è in difficoltà, un conto è concepire l’idea per cui tu stai a casa e qualcuno ti dà dei soldi senza che tu debba andare a lavorare. Quando incentivo le persone ad avere un reddito senza mettersi in gioco, senza davvero lavorare, rischio di creare delle distorsioni tipo che chi aveva il sussidio di disoccupazione, invece di andare a cercarsi un lavoro, si teneva il sussidio di disoccupazione e poi andava a lavorare in nero”.

È  chiaro che Di Maio, non avendo in seno un progetto per far tornare il lavoro in Italia, abbia aggirato assieme alla sua squadra l’ostacolo, promettendo prebende per sedare gli animi afflitti da una disoccupazione allarmante, che al Sud è per tre volte che nel resto del Paese.

Ed è ancora Siri a picchiare duro: “Hanno voluto curare la malattia curando i sintomi senza curare le cause. Curare la causa significa mettere nelle tasche degli italiani, come vogliamo fare attraverso la flat tax, 48 miliardi e 15 nelle tasche delle aziende. Sono soldi che lo Stato rinuncia a incassare direttamente sotto forma di imposta, lascia nel mercato e questo automaticamente crea un circolo virtuoso. Questo è l’unico modo per riprendere la crescita.”

Chi non vorrebbe un conto corrente autoalimentato? Il grande limite dei grillini è la pertinenza ai temi, la capacità di dare strade plausibili, giuridicamente e moralmente, ai cittadini. Tagliare le indennità ad esempio, è una girandola che rotea con l’afflato della rabbia sociale, ma una volta ridotta pure la carta igienica a Palazzo e messe le panda a metano al posto delle auto blu, restano irrisolti i problemi di chi la mattina si sveglia e non troverà il bonifico per grazia divina.

Ad un certo punto, svegliati dal miraggio anti casta, ci accorgeremo che avere evirato il potere delle Istituzioni, ci avrà messi nelle mani di un manipolo di burattini da eleggere per cambiare i nomi alle piazze.

Almeno oggi un Di Maio potete ancora affrontarlo, guardarlo negli occhi, sceglierlo, con chi ce la prenderemo quando ci diranno che una sigla con sede a Panama ha tagliato la pensione alla nonna?

 

ilpopulista.it

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