Lezione di Alberto Angela ai “sinistri” anti-italiani: “La chiave del mio successo è l’idea di Patria”

Alberto Angela, uno dei migliori conduttori televisivi, noto per la sua professionalità e serietà, dà una lezione ai radical chic, agli anti-italiani della sinistra e ai fanatici del globalismo e del multiculturalismo: “La chiave del mio successo è l’idea di Patria”. “Il mio obiettivo è quello di scuotere gli italiani, che sanno benissimo di vivere in un Paese ricco di meraviglie ma non se ne vantano mai. Questo programma deve essere uno specchio per gli Italiani, devono vedere quanto siamo belli”.

 

Roma, 20 gen – Alberto Angela è sicuramente uno dei personaggi televisivi italiani più amati. Alla base del suo successo, che ha sfiorato il 24% di spettatori nel suo programma Meraviglie, vi sono le sue grandi doti di divulgatore, caratterizzate da una chiarezza e calma espositiva tale da rendere i suoi argomenti di facile comprensione per ogni fascia di età. Tuttavia il divulgatore scientifico sottolinea quanto l’Italia sia stata per lui una passione, da cui è scaturita la sua fortuna. La dedizione che viene recepita dagli spettatori è la stessa che egli prova raccontando le meraviglie dello Stivale. Lo stesso Angela si confessa in una intervista a Repubblica, dove per la prima volta, tenendo conto del carattere abbastanza riservato del personaggio, si può notare la sua grande curiosità propria di uno studente a inizio carriera, più che la passione di un maestro: “Il mio obiettivo è quello di scuotere gli italiani, che sanno benissimo di vivere in un Paese ricco di meraviglie ma non se ne vantano mai. Questo programma deve essere uno specchio per gli Italiani, devono vedere quanto siamo belli”, e aggiunge “il nostro tesoro deve essere elogiato ogni giorno accorgendoci che ogni epoca ha lasciato qualcosa. E questo è incredibile”.

Non manca una nota, neanche troppo velata, di patriottismo nelle sue parole, che potrebbero essere lette con un tono quasi commosso e amorevole verso il patrimonio artistico della nostra nazione che “non solo è quello più ricco, ma è anche distribuito in ogni regione e abbraccia tutti i periodi storici. Il merito di tanta bellezza è tutto nostro, dei nostri padri” Il concetto di “Patria” non è solamente sottointeso dal divulgatore più amato della televisione italiana, ma viene espressamente nominato: “La Patria è fondata sulla bandiera che sventola sul Battistero, a Pompei, nelle Langhe, sulla Reggia di Caserta” e con un tono che suona quasi come il popolare “ridatece la Gioconda” tira una stoccatina anche alla Francia “il Louvre è un covo dove espongono la refurtiva: dovrebbero restituirci quello che ci è stato sottratto dopo il 14 luglio del 1789, noi abbiamo restituito l’obelisco di Axum all’Etiopia”. Certamente parte di quest’ultima affermazione è discutibile, per ciò che riguarda la questione dell’obelisco di Axum che ancora oggi divide le critiche, tuttavia il senso generale è quello di un animo profondamente innamorato della propria Patria, fiero di divulgarne le bellezze, la cultura, l’arte e i costumi, partendo dalla sua passione per Roma, ormai talmente nota da essere usata sarcasticamente dai suoi imitatori, fino al Risorgimento e l’epoca moderna.

Queste parole suoneranno stonate a una parte dei suoi appassionati, specialmente da quella fetta di pubblico composta da pseudo-intellettuali ostentatori di una cultura che piuttosto che essere autentica, è sostanzialmente superficiale. Per essi è inaccettabile che una persona così erudita possa anche solo nominare la parola “Patria”, d’altronde la cultura “è di sinistra”, la stessa che rivendica il progresso della globalizzazione e dell’abbattimento delle barriere linguistiche e culturali proprie del nazionalismo. Ma la ragione sta nel sapere accettare le differenze che sussistono nella storia dell’umanità, appiattirle significherebbe distruggere quel patrimonio culturale che tanto appassiona Alberto Angela. Dare un senso positivo al termine Patria, invece, pone dei limiti netti, risaltandoli senza tuttavia la necessità di “fomentare odio”, perché non c’è cosa più bella al mondo, che visitare una nazione e ammirarne le diversità che la caratterizzano.

Davide D’Anselmi

con fonte Il Primato Nazionale

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