Ecco la grande truffa dell’olio extravergine: occhio all’etichetta, la mossa sporca dell’Europa

 

L’olio di Calabria ha da poco ottenuto il riconoscimento ufficiale della Igp (Indicazione geografica protetta) e già si scatenano le polemiche. La Coldiretti regionale, guidata dal presidente Pietro Molinaro si è accorta che il disciplinare contiene una falla gigantesca: l’extravergine di Calabria può essere imbottigliato ovunque in Europa. Non essendo esplicitata una zona precisa la confezione, in base al diritto comunitario, può avvenire in tutto il territorio della Ue. Con quali conseguenze, e soprattutto con quali rischi, è facile immaginare. «Non sappiamo se per distrazione, per sciatteria ma sicuramente con la responsabilità del Comitato promotore e del Dipartimento Agricoltura» della Regione, tuona Molinaro, «il disciplinare non prevede che l’imbottigliamento dell’olio debba avvenire solo in Calabria».

Poco convincente la replica dell’amministrazione regionale: «Il disciplinare di produzione della Igp Olio di Calabria non prevede che l’imbottigliamento dell’olio debba avvenire solo nella Regione Calabria», si legge in una nota, «per indicazione della Comunità europea, e perché vige il mercato di libera concorrenza». «La Toscana», prosegue la nota, «è stata la prima regione ad ottenere il riconoscimento comunitario per l’olio, con molta facilità, in un momento in cui non esistevano ancora regolamenti precisi, né restrizioni, quindi senza un’istruttoria pertinente, né controlli di sorta».

Quale controllo si possa esercitare sull’Olio di Calabria imbottigliato ad esempio, in Germania o in Olanda è difficile dire. Le eventuali confezioni taroccate che non entrino nel mercato del nostro Paese, fra l’altro, sfuggono del tutto alla giurisdizione dell’Ispettorato centrale repressione frodi e a maggior ragione a quella dei Nucleai anticontraffazione dei Carabinieri. In pratica sarà impossibile accertare e perseguire le contraffazioni. Così. alla fine, la Igp rischia di far più male che bene all’oro verde calabrese.

Senza contare il grave danno in termini economici cui va incontro la filiera oleicola calabrese che attendeva il riconoscimento della Igp, proprio per puntare su un rilancio dell’oro verde confezionato localmente.

Fra l’altro la Calabria ha appena chiuso una campagna di raccolta delle olive che si annuncia da record, con un recupero del 60% sul 2016 e una produzione di olio superiore alle 53mila tonnellate. Con una qualità eccezionale, frutto anche della mancanza di malattie per l’estate più secca degli ultimi decenni.

Ora Coldiretti, per rimediare al pasticcio del disciplinare, chiede l’intervento del governatore Mario Oliverio. Ma lo spazio di manovra è ridottissimo. Per non dire inesistente. La possibilità che Bruxelles accetti una revisione in senso restrittivo del disciplinare appena approvato è a dir poco remota. Anzi: il commissario all’Agricoltura Phil Hogan, non vede l’ora di mettere mano all’intero sistema delle Indicazioni geografiche. Per renderlo più permissivo.

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