Alla fine Asia Argento trova il colpevole: le molestie sono istigate dal berlusconismo

 

Era impossibile che Silvio Berlusconi non c’entrasse, anche indirettamente, col nuovo immane scandalo legato alle molestie sessuali che, dalla Hollywood radical alla Cinecittà chic, sta travolgendo i rapporti tra maschi di potere e femmine soggiogate.

E infatti, alla terza settimana di accuse, inchieste e dibattiti mediatici, il nome del Cavaliere è regolarmente spuntato. Non come molestatore. Ma come istigatore morale alla violenza. Un reato che gli mancava. Ieri, intervistata dal Guardian, Asia Argento è tornata a parlare dei soprusi subiti dal produttore Harvey Weinstein e delle critiche raccolte in Italia dopo la sua denuncia. E ha puntato il dito, con un’originalità che non rende giustizia alle sua singolarità attoriale, contro la cultura machista italiana forgiata «da anni di berlusconismo». Aggiungendo: «Siamo stati così lobotomizzati dall’oggettivazione delle donne che noi, come donne, non sappiamo nemmeno che siamo state molestate e trattate nel modo sbagliato».

Beh. Noi, come uomini, non sappiamo neppure più cosa rispondere ad affermazioni così moleste e sbagliate. Detto che di tale pericolosa «oggettivazione» delle donne lei per prima, a volte per fini artistici, altre per obiettivi squisitamente personali, non si è mai tirata indietro, vetrinizzando il suo corpo-oggetto in numerose copertine, film, trasmissioni tv… Detto, e ridetto, che Weinsten è il prodotto semmai della migliore America democratica, amico degli Obama e finanziatore delle campagne elettorali di entrambi i Clinton (a Bill pagò anche gli avvocati per difendersi quando fu travolto dal Sexgate)… Detto tutto ciò, va poi ancora una volta fatta notare la distinzione non così sottile tra donne molestate o violentate (che devono essere difese con tutta la forza di cui siamo capaci) e donne decise a usare il proprio corpo per ottenere favori nella loro carriera (che non giudichiamo). Se marcare tale differenza è un frutto del berlusconismo, forse allora quei vent’anni qualcosa di buono hanno lasciato.

L’idea – ineliminabile nella testa degli antiberlusconiani irriducibili – che il peggio della società italiana nell’ultimo quarto di secolo, dal Drive in a oggi (ignoranza, volgarità, perdita del senso civico, evasione fiscale, cultura dell’illegalità, bieco maschilismo) sia riconducibile a un solo uomo, per quanto spregiudicato e potente, sembra davvero troppo infantile da sostenere. Anche per una ragazzina di quarant’anni con qualche mania di persecuzione cinematografica di troppo.

E per il resto, il problema non sono le invasate femministe del «Se non ora quando?», le quali reputano Asia Argento una paladina delle donne, o i produttori che la considerano un’attrice.

Ma il fatto che lei finga di esserlo.

 

Fonte: http://www.ilgiornale.it/

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