L’ultima beffa per i terremotati: “Rischio stangata sulle bollette”

 

 

Alcuni mesi fa l’Autorità per l’energia aveva deciso che nelle zone colpite dal terremoto non si sarebbero più pagati alcuni balzelli contenuti nelle bollette, tipo i costi relativi al trasporto e misura dell’energia e quelli per gli oneri generali di sistema.

Le agevolazioni, per tre anni, sono applicate in modo automatico a tutte le utenze che già esistevano nei Comuni colpiti dal sisma. Ma quello che ha denunciato il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, se confermato è a dir poco sconcertante. Per quei terremotati che vivono nelle casette (in gergo in una “Sae”, soluzione abitativa emergenziale) per la burocrazia si trovano in una “seconda casa”. Con tutte le conseguenze del caso. Ovvero il rischio di pagare bollette molto più salate del normale. Per il momento non pagano di più, perché come dicevamo sono state adottate delle agevolazioni fiscali. Ma quando queste termineranno (e prima o poi accadrà) se non si fa qualcosa potrebbe scattare il salasso.

Come riporta Libero il sindaco di Amatrice ha preso carta e penna rivolgendosi al presidente dell’ Autorità per l’energia: “I cittadini assegnatari delle Sae – scrive Pirozzi – attivando le forniture di energia elettrica e gas, si trovano oggi a dovere affrontare la scelta della residenza anagrafica fra la loro abitazione inagibile e la Sae. Questa cosa non ha senso. La scelta che si vedono costretti ad affrontare è ingiusta, in quanto, già psicologicamente provati dalle difficoltà del post terremoto e dagli eccessi della burocrazia, li porterebbe a lasciare la residenza della casa di provenienza, esponendoli a sicure difficoltà nel prossimo futuro per la fase tanto attesa di ricostruzione. Mentre, se scelgono un contratto seconda casa per la loro abitazione provvisoria, al venire meno delle agevolazioni previste l’impatto sui cittadini sarà notevole e gravoso”.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma perché i terremotati non spostano la residenza nelle casette, evitando in questo modo di pagare le bollette con le tariffe previste per la seconda casa? Il motivo è presto detto: il rischio (che molti vogliono evitare) è quello di perdere la priorità nella fase di ricostruzione. Con l’aggravio di doversi occupare delle procedure burocratiche necessarie per ottenere ciò che, nei fatti, è un loro diritto. Pirozzi si sfoga così dalle colonne di Libero: “Se questi la casa non ce l’hanno più, come si fa a considerare la casetta provvisoria una seconda casa? Oggi sulla bolletta elettrica ci sono agevolazioni, ma sono a tempo. Quando finiranno, a questi poveretti arriverà una stangata. Che senso ha?”.

Non sarebbe il caso di trovare una soluzione che in nome del buonsenso eviti di arreccare ulteriori danni a chi ne già ha subito parecchi per colpa del terremoto?

 

Fonte:  http://www.ilgiornale.it/

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