Bologna, la rivolta dei preti: niente pranzo con i migranti

 

Tutto nasce da un’iniziativa di papa Francesco. Oggi, infatti, si celebra la “Giornata mondiale dei poveri”.

È stata istituita proprio quest’anno dal Santo Padre e a Bologna è stata il pretesto per creare una forte divisione all’interno della Curia. La rivolta della stragrande maggioranza dei parroci, però, non è contro Bergoglio ma contro l’arcivescovo Mattia Zuppi che, come racconta il Corriere della Sera, ha chiesto ai preti della città di ospitare a pranzo i migrantidell’hub di via Mattei. Il risultato è stato imbonente. Appena venti parrocchie su novanta hanno, infatti, aderito all’iniziativa.

Come fa notare Renato Farina su Libero“tanti vescovi italiani, credendo forse di farsi belli con il Papa argentino, identificano i poveri con i migranti e privilegiano tra loro i musulmani”. E così succede a Bologna dove la “Giornata mondiale dei poveri” è stata affidata a don Matteo Prodi. A fine settembre il nipote dell’ex premier Romano si era dimesso dall’incarico di parroco di una frazione di Zola Predosa dopo le polemiche che aveva scatenato per aver accolto in parrocchia i profughi. “Non sono una persona che coltiva rancori o cerca vendette – aveva scritto in una lettera ai fedeli riportata da Qn – mi chiedo solo perché e a che cosa è servito…”. Adesso è di nuovo nell’occhio de ciclone per colpa di una iniziativa fortemente voluta dall’arcivescovo Zuppi. Iniziativa, quella di offrire un pasto caldo ai migranti del centro di accoglienza di via Mattei, che non è piaciuta ai più.

I dubbi dei parroci sono molti. “Può essere una bella iniziativa, ma bisogna chiedersi quale sia il senso dell’accoglienza di un musulmano in chiesa – spiega al Corriere della Sera don Antonio Rota del Sacro Cuore – non è facile mettere insieme due mondi religiosi”. D’altra parte anche per il vicario Giovanni Silvagni è “sbagliata e indebita l’equazione ‘poveri uguale, migranti uguale musulmani'”. Le stragrande maggioranza delle parrocchie si è infatti messa in gioco invitando a pranzo persone e famiglie con problemi economici. “Non per forza migranti”, mette in chiaro il vicario. “Non sono bocche da sfamare – puntualizza – ma vite e storie da accogliere”.

 

Fonte:  http://www.ilgiornale.it/

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