Sgarbi controcorrente, accuse bestiali a pm e politici: “Vi dico io chi è peggio di Riina”

 

Controcorrente, come sempre. Nel giorno della morte di Totò Riina, il processo Vittorio Sgarbi lo fa ai “professionisti dell’anti-mafia”, che fanno tanti danni (quasi) quanto Cosa Nostra. Sul Giornale, il critico e politico punta il dito contro “uno Stato impaurito che ha avuto paura di sospendere il regime di 41 bis a un malato terminale in stato di semi incoscienza vegetale, solo pochi mesi fa, attribuendogli un potere simbolico ben più forte di quello reale, inesistente e perduto dopo anni di isolamento”.

Secondo Sgarbi siamo di fronte a “una mafia reale sottovalutata e una mafia immaginaria che è utile per creare combattenti ed eroi su un campo di battaglia che non esiste”. A scandalizzarlo è  per esempio il commissariamento del Comune di Corleone, “per puro sfregio, per dare l’esempio, con inaccettabili azioni repressive proprie di uno Stato fascista, misure di prevenzione e interdittive dei prefetti che servono soltanto alla carriera di magistrati e burocrati”. Il tutto a spese degli italiani (i tre commissari, sottolinea, sono pagati 10.000 euro al mese a testa) e soprattutto a danno dell democrazia: “La mafia si usa per delegittimare il nemico politico o l’antagonista: si creano così le dicerie per cui Berlusconi, per affermarsi, si trasforma in mandante di stragi. E non potendolo dimostrare, si arresta Dell’Utri per un reato che non ha commesso e che non esiste. Si tiene in galera qualcuno, in perfetto contrasto con quello che la Corte europea ha dichiarato per il caso Contrada, condannato e tenuto in carcere dieci anni, illegittimamente, non perché era innocente ma perché non doveva essere processato, in assenza di reato”.

Nel calderone delle infamie ci finiscono così “i giudici ignoranti, in tutti i gradi di giudizio, in una vera e propria metastasi giudiziaria” e “ancora al loro posto”, ma anche “la politica impotente”, il teorema della “trattativa Stato-mafia”, le umiliazioni inflitte al generale Mori e al capitano Ultimo, “processati per accuse inverosimili”. “Il vero abuso – conclude Sgarbi – è quello dell’ antimafia. Abuso di potere e abuso del marchio mafia, per vantaggio personale e per privilegi inconfessabili, che vengono fatti passare per faticose restrizioni subite, come le scorte, gli aerei di Stato, le case blindate di falsi eroi. Una retorica insopportabile e intrinsecamente criminale.

 

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